La cessione del quinto – il prestito sicuro dai tassi vantaggiosi

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La forma di prestito più sicura? La cessione del quinto!

La cessione del quinto è la forma di prestito più sicura. Infatti, la restituzione è sempre garantita dalla trattenuta diretta dell’importo della rata sullo stipendio o sulla pensione. Inoltre, la rata e il tasso di interesse applicato restano costanti nel tempo. In questo modo al cliente è garantita la massima trasparenza sul progresso della restituzione del prestito.

A protezione del credito, c’è poi l’obbligo di acquisto di un’assicurazione. Dunque, la cessione del quinto è una scelta che non solo tutela gli interessi delle banche, annullando il rischio di insolvenza, ma anche dei richiedenti.

Cessione del quinto: il prestito personale con i tassi più vantaggiosi

La cessione del quinto offre in media tassi d’interesse più bassi di quelli dei prestiti personali.

Nel 2022 i prestiti personali registrano tassi al 7,16%, mentre la cessione del quinto ha tassi al 6,68% per i dipendenti privati, al 4,39% per i dipendenti pubblici e al 5,5% per i pensionati.

Questo deriva dal fatto che, contrariamente ai prestiti personali, la cessione del quinto beneficia di tassi fissi, le cui percentuali di riferimento vengono prestabilite trimestralmente e comunicate con un decreto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Dunque, non influenzati dalle oscillazioni dei mercati, i tassi fissi della cessione del quinto sono i più competitivi anche nei periodi di crisi.

Nel 2023, i tassidelle cessione del quinto, nonostante un innalzamento con conseguenti tassi al 12,66%, per importi fino a quindici mila euro, e all’8,69%, per importi superiori, si confermano ancora un volta la scelta migliore tra i prestiti non finalizzati.

Che cos’è la cessione del quinto?

La cessione del quinto è un prestito che rientra nella categoria dei prestiti non finalizzati, la cui durata varia da un minimo di due ad un massimo di dieci anni.

La sua peculiarità è la modalità di regolamento delle rate, che è garantita dal reddito del cliente. Infatti, come è possibile evincere dal nome, il richiedente “cede” fino a un quinto del suo stipendio alla banca o finanziaria per estinguere il prestito.

È compito del datore di lavoro o dell’ente previdenziale trattenere la rata dalla busta paga, per, poi, versarla al finanziatore. Così, al cliente non spetta l’impegno di doversi ricordare di rispettare le scadenze rateali.

Dunque, i contraenti devono essere lavoratori dipendenti, privati o pubblici, o pensionati che ricevono mensilmente un’entrata fissa.

Inoltre, il credito può essere destinato a qualsiasi esigenza di credito rientrante nella sfera della vita privata e familiare. Quindi, le finalità sono molteplici e, come per i prestiti personali, possiamo generalizzare la definizione di cessione del quinto con prestito per liquidità.

Chi può richiedere la cessione del quinto?

Come già anticipato, la cessione del quinto è riservata a lavoratori dipendenti, pubblici o privati, e pensionati INPS.

I lavoratori dipendenti che desiderano richiedere la cessione del quinto devono avere un’età compresa tra i 18 e i 63 anni. Inoltre, per richiedere la cessione del quinto gli sarà necessario fornire:

  • il contratto di lavoro;
  • il certificato di residenza in Italia;
  • l’assicurabilità dell’azienda, una garanzia che fornisce l’azienda stessa nel caso si fosse dipendenti privati.

Per quanto riguarda i pensionati, la loro età non deve superare gli 85 anni (limite a volte estendibile fino a 89 anni) al termine del finanziamento.

L’unico vincolo per i percettori di pensione INPS è avere una pensione che rispetti al netto l’importo minimo stabilito annualmente per legge. Per il 2023 il minimo pensionistico è stato fissato a 600€ mensili, che al netto corrisponde a 571,61€.

Nel caso di richiesta di cessione del quinto su pensione minima, è fondamentale notare che, se il cliente ha altri prestiti in essere, il suo indebitamento non può superare il 20% dell’assegno pensionistico.

Chi non può richiedere la cessione del quinto?

La cessione del quinto non è richiedibile nel caso non si fosse percettori di reddito e l’età fosse troppo avanzata per rispettare le scadenze di rientro (con un limite di 76 anni per i dipendenti e 89 per i pensionati).

Inoltre, non si può né essere neoassunti (poiché il TFR maturato non sarebbe sufficiente per coprire il rientro del prestito), né assunti con contratto di apprendistato, né con un contratto part-time verticale. In tutti questi casi non ci sarebbero sufficienti garanzie di liquidità sufficiente a coprire le spese da parte del richiedente.

La cessione del quinto e l’obbligo di assicurazione

La cessione del quinto è un prestito che garantisce grande sicurezza sia al creditore che al debitore. Ciò è dovuto non solo alla modalità di regolamento delle rate, che dipende dalla struttura di lavoro o dall’ente previdenziale, ma anche dall’obbligo di aderire ad un’assicurazione (D.P.R. 180/1950).

Il cliente deve, quindi, assicurare la restituzione del prestito in caso di perdita di lavoro o di decesso. Se il richiedente è un pensionato, viene richiesta solo la copertura di rischio vita.

Queste condizioni sono a tutela dell’intermediario finanziario, considerato anche il fatto che è l’unica formula di prestito che può essere richiesta dagli over 75.

Dato l’obbligatorietà, la scelta di concedere o meno il prestito al richiedente spetta alla compagnia assicurativa. Infatti, è l’assicurazione che deve valutare il rischio della pratica.

Sarà, dunque, più sicuro offrire una cessione del quinto a un dipendente pubblico, rispetto che a un dipendente privato o a un pensionato.

I principali costi legati alla cessione del quinto

Come per i prestiti personali, anche per la cessione del quinto sono previsti dei costi fissi e dei costi variabili.

Uno dei costi che influisce maggiormente sulla spesa finale è il costo dell’assicurazione obbligatoria.

Quindi, nonostante i tassi vantaggiosi (le spese fisse), spesso risulta un prestito più costoso di altri a causa delle spese accessorie. Bisogna tenere conto anche del fatto che, se il credito richiesto è contenuto (inferiore ai 15.000€), le spese fisse graveranno maggiormente.

Di conseguenza, prima di richiedere una cessione del quinto vanno valutate tutte le spese annesse, che incideranno sul costo di restituzione del prestito:

  • gli interessi, in particolare il TAEG;
  • le spese di istruttoria;
  • le spese di incasso rata;
  • il costo di comunicazione con la finanziaria;
  • la copertura assicurativa;
  • le eventuali spese legate all’estinzione anticipata.

Il rinnovo della cessione del quinto

È possibile chiedere di rinnovare la cessione del quinto nel caso si fosse già restituito almeno il 40% delle rate spettanti all’ente di credito. Questa percentuale corrisponde in termini di tempo al decorso di 2/5 della durata del finanziamento.

Rinegoziare la cessione del quinto implica estinguere la cessione in essere, presentando il Conto di Estinzione aggiornato. In questo modo, il prestito sarà ricalcolato e sarà possibile ricavare nuova liquidità (per differenza con il prestito regolato).

Inoltre, nel caso di una cessione con una durata non superiore a cinque anni, il rinnovo è estendibile solo per un periodo non inferiore a dieci anni.

La cessione del “doppio quinto”

L’importo richiedibile per la cessione del quinto varia in base allo stipendio o alla pensione percepita.

Proprio per questo motivo, in alcune circostanze è possibile richiedere la cessione di un ulteriore quinto. Si tratta della cessione del doppio quinto.

Questo tipo di prestito è, però, concesso solo ai lavoratori dipendenti. Infatti, la mancata adesione all’iniziativa da parte degli enti pensionistici, comporta l’esclusione dei pensionati da questa modalità di prestito.

Se nel caso della cessione del quinto l’importo detratto dallo stipendio non può superare il 20%, nel caso della cessione del doppio quinto l’importo arriva fino al 40% della busta paga.

Dunque, può essere la scelta che fa al caso di chi ha necessità di liquidità elevata.

La condizione principale del prestito del doppio quinto è la stipula con l’ente di credito del contratto di delegazione di pagamento.

Motivi di rifiuto alla richiesta di una cessione del quinto

La cessione del quinto è uno dei prestiti più facili da ottenere. Infatti, è l’unico tipo di prestito che si riserva di concedere credito anche a chi è nella lista dei cattivi pagatori, pignorati o protestati.

Tuttavia, esistono alcuni motivi per cui la richiesta di prestito viene rifiutata, sia ai lavoratori dipendenti che ai pensionati.

In generale, una delle ragioni principali del rifiuto è la mancanza di copertura assicurativa. Nel caso il contraente non aderisse alle polizze assicurative obbligatorie, il prestito gli verrebbe negato.

Poi, vengono valutate anche le condizioni di salute, che non devono influire sulla sicurezza del rientro del prestito.

Nel caso dei lavoratori dipendenti, il rifiuto non può avvenire da parte dell’azienda, essendo per legge (Legge Finanziaria del 2005) obbligata ad accettare la richiesta di cessione del quinto da parte del dipendente. L’astensione alla concessione del prestito può capitare solo nel caso in cui il contratto di prestito non fosse a norma di legge. Per esempio, se vi fosse una richiesta di trattenuta superiore al 20% dello stipendio, l’azienda potrebbe respingerla.

Tuttavia, i lavoratori dipendenti possono vedere la loro richiesta di prestito rifiutata dall’assicurazione. Infatti, l’azienda potrebbe essere valutata negativamente nel caso presentasse bilancio negativo, patrimonio in passivo o ritardi nel pagamento delle rate della cessione del quinto dei dipendenti. Anche essere dipendenti di un’azienda giovane (<24 mesi di vita) o piccola (<16 dipendenti) potrebbe compromettere la concessione del prestito da parte dell’assicurazione.

Inoltre, se il dipendente avesse ritirato tutto o parte del TFR al momento della richiesta della cessione del quinto, l’assicurazione non potrebbe accettare la richiesta di credito.

Quando il richiedente è un dipendente privato, la richiesta viene respinta dall’assicurazione se il soggetto è prossimo alla pensione. Purtroppo, contrariamente ai dipendenti pubblici, ai dipendenti privati non è possibile la continuità della cessione del quinto al momento del passaggio ad una retribuzione di tipo pensionistico.

Per quanto riguarda i pensionati, l’assicurazione può procedere al rifiuto non solo nel caso in cui il soggetto richiedente non ha una copertura assicurativa o non è in buona salute, ma anche se:

  • non riceve la pensione minima;
  • non è iscritto ad una pensione INPS;
  • non è residente in Italia;
  • non incontra i requisiti massimi d’età (terminando il rientro del prestito entro gli 85 anni).

La cessione del quinto è un impegno

Prima di inoltrare una richiesta per ottenere una cessione del quinto, è importante che il cliente valuti l’impegno economico a cui sta per sottoporsi.

Infatti, la cessione del quinto comporta una retribuzione mensile più bassa di quello che spetterebbe al dipendente o al pensionato. Diventa, quindi, un impegno economico importante, vincolante (in quanto non ci si può sottrarre al pagamento delle rate) e che perdura nel tempo. Bisogna fare delle previsioni di spesa attente per non rendere l’impegno di restituzione gravoso sul bilancio familiare.

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